venerdì 18 maggio 2012
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Newslot martedì 14 settembre 2010
L'ERA DEI BIRILLI. CHI SALTA? ACMI: "A RISCHIO 10% PRODUTTORI AWP"
Settembre di vendemmia anche per i giochi. Il rischio è che i tagli della forbice settembrina facciano cadere anche i grappoli più o meno maturi dell'industria dell'intrattenimento, che resta comunque una delle più robuste nel panorama nazionale. E' il momento di tirare le somme e di guardare avanti nel mese della ripartenza e dei bilanci preventivi. Si acutizza il paradosso fra la salute del comparto (Newslot, lotterie, online, scommesse...) che non cede nei numeri mostrando parabole ascendenti sui dati della raccolta e i malanni di ampie frange dell'imprenditoria di settore. Per molti il futuro è buio, gli operatori in debito di ossigeno sono sempre più anemici per gli effetti della crisi generalizzata e un complesso intreccio di fattori di mercato che risente anche dell'ingresso di nuovi prodotti concorrenziali, ultime le Videolottery che hanno a lungo bloccato l'iter di altri giochi loro malgrado inerti spettatori di una lunga, estenuante attesa che non sappiamo fino a che punto darà i frutti sperati. E' un fenomeno esteso a tutte, o quasi, le categorie dell'automatico: produttori, gestori, anche concessionari. Il bubbone da sconfiggere è il forte indebitamento a fronte di un mercato saturo e stagnante, lo sappiamo da mesi, quello che cercheremo di capire è se veramente la situazione è così nera per alcune imprese del gioco, piccole o grandi, al punto di rischiare di saltare come birilli.
Il rischio è reale. Una delle categorie più tartassate dallo stop di mercato è quella dei produttori degli apparecchi da intrattenimento. ACMI conferma la serietà del problema nell'intervista di Gioco&Giochi al direttore generale Gennaro Parlati.

Chi soffre di più, le piccole-medie o le grandi case di produzione?
Le aziende soffrono in generale, piccole e grandi, forse ad essere più in difficoltà sono proprio le seconde costrette a dover fare i conti con un ristagno di mercato che non si sblocca da mesi. Se diamo un'occhiata ai costi rapportati alla produzione, vediamo che reggono meglio le piccole aziende, che essendo a gestione diciamo familiare si mantengono meglio in piedi, mentre le imprese più importanti se si fermano con la produzione non possono fermarsi con il pagamento degli stipendi ai dipendenti, l'affitto dei capannoni, gli scadenzari e tutta una mole di altre spese gestionali".
 
Secondo lei, si tratta di una sofferenza passeggera o la diagnosi è più grave?
Il settore vive ciclicamente picchi e cadute, un saliscendi fisiologico da cui bene o male è sempre riuscito ad uscire, ma stavolta il problema grosso è non avere prospettive e chiarezza per il futuro.

Ritiene che un abbassamento del PREU potrebbe essere la chiave per ripartire?

Nella congiuntura che stiamo vivendo questa ipotesi non è praticabile, almeno per il momento. Se stando così le cose non ci possono abbassare il Preu cerchiamo di introdurre misure che diano la sveglia all'odierno torpore aumentando la raccolta in modo da poter tornare alla carica, che sò, tra un anno e chiedere in un contesto rinnovato e più vivace di scalare di un punto percentuale il prelievo.

A quali misure "salvagente" si riferisce?
Acmi è al lavoro proprio per stabilire una linea di regolarità per il futuro, le imprese di produzione AWP funzionano come quelle che producono lavatrici, la strada comune è smuovere l'empasse di mercato. Per questo stiamo riprendendo il dialogo con AAMS, che si è mostrata attenta alle nostre istanze, per portare avanti il piano di modifiche alle Awp, che riteniamo una priorità per la nostra associazione. Per ripartire il mercato ha bisogno di macchine nuove, ciò non vuol dire che costringeremo i gestori a cambiarle, sarà un passo facoltativo che darà comunque la possibilità di dotare il mercato di apparecchi più performanti.

Non crede che, ammesso che Aams sposi la vostra linea, i tempi saranno comunque lunghi?
Abbiamo cercato di far capire alle istituzioni l'urgenza delle nostre proposte che se messe in atto porteranno un vantaggio anche per le entrate erariali, è quindi anche interesse degli organi ministeriali e amministrativi accelerare i tempi, un messaggio che ci è parso essere stato recepito.

Oggi si va verso un'internalizzazione delle strategie aziendali nel senso che gli operatori tendono sempre più a giocare in casa con il rischio di lasciare fuori dalla porta produttori che non abbiano dato vita a "matrimoni" d'interesse. Come evitare questo rischio?
Potenziando la qualità delle produzioni anche se ci rendiamo conto che è dura in quanto per ottimizzare i prodotti servono investimenti e per investire a molti manca la materia prima.

Alla luce della situazione che - abbiamo capito - non è rose e fiori, quanti produttori di apparecchi da intrattenimento rischiano di fallire?
Dai dati a nostra disposizione un buon 10%, ma cercheremo in tutti i modi di evitarlo. (Gioco&Giochi, 10/09/2010)
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