giovedì 11 marzo 2010
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Notizie lunedì 01 febbraio 2010
EURISPES: IL GIOCO E' BELLO QUANDO E'... SEMPLICE
Se si considerano le dimensioni assunte dal settore del gioco, con 35 milioni di italiani coinvolti, una raccolta complessiva, negli ultimi sei anni, di 194 miliardi di euro, una spesa ufficiale stimata dall'Eurispes per il 2010 di 58 miliardi di euro e un sommerso di circa 23 miliardi di euro, si può ragionevolmente affermare che quella del gioco è diventata una vera e propria industria. È quanto si legge nella scheda dedicata a 'L'Italia in gioco' contenuta nel Rapporto Italia 2010 redato e presentato oggi dall'Eurispes.
 
L'IDENTIKIT DEL GIOCATORE
- Come noto, già nel dicembre 2009 l'Eurispes aveva presentato il rapporto 'L'Italia in gioco', all'interno del quale, attraverso un campione rappresentativo di cittadini italiani (1.007) ha tracciato un vero e proprio 'identikit del giocatore'. Gli italiani incominciano a tentare la fortuna abbastanza presto: il 39% ha, infatti, investito per la prima volta dei soldi per giocare tra i 18 e i 25 anni, mentre il 38,4% tra i 13 e i 17 anni. Si consideri il dato relativo alla popolazione italiana con un'età compresa tra i 13 e i 17 anni; nel 2008 esso risulta essere pari a 2.911.452 soggetti. Se si rapporta la percentuale degli italiani che sostengono di aver giocato per la prima volta in un'età compresa tra 13 e 17 anni (38,4%) al numero totale degli adolescenti (2.911.452), è possibile ipotizzare che nel nostro Paese i teen-players siano ben 1.132.555.
 
Sin da giovani si tenta, quindi, il 'colpo grosso'. Scarsa è, infatti, la percentuale di coloro i quali hanno impiegato per la prima volta il proprio denaro in un'età avanzata al fine di vincere una scommessa o azzeccare una combinazione vincente. In particolare, lo ha fatto tra i 26 e i 35 anni l'8,4%, tra i 36 e i 50 anni il 3,1% e dopo i 50 anni solo lo 0,6%. Infine, il 10,5% preferisce non rispondere. La passione per il gioco è nata relativamente presto soprattutto per i giocatori che vivono nel Sud della nostra Penisola (43,8%). Tra i giocatori del Nord-Ovest prevale, invece, chi ha giocato per la prima volta tra i 18 e i 25 anni (43,2%), tra i 26 e i 35 anni (12%) e tra i 36 e i 50 anni (5,2%).

L'AVVICINAMENTO AL MONDO DEL GIOCO
- Avviene in maniera del tutto casuale (23,7%) o per puro spirito di emulazione di amici/parenti (20,2%). Scende, invece, il numero di coloro i quali hanno giocato per la prima volta per vincere denaro (18,4%) o di chi lo ha fatto semplicemente per puro divertimento (16%). In pochi si sono fatti tentare dalla pubblicità trasmessa da un mezzo di comunicazione (4%) o da quella affissa all'interno di una ricevitoria (3,5%). C'è, infine, chi si è avvicinato al gioco per risolvere i propri problemi economici (3,4%) o per occupare il tempo libero a disposizione nella speranza di essere baciato dalla ormai tanto agognata dea bendata (3%).

LA PREFERENZA DEGLI ITALIANI
- Va alle tipologie di gioco semplici per le quali non sono richieste specifiche abilità e il regolamento è di immediata comprensione (38,2%). Allo stesso tempo, appare elevata la percentuale di quanti tendono a praticare più volentieri giochi il cui esito finale non dipende solo dal caso ma anche da un certo grado di impegno e di conoscenza di alcune regole fondamentali (32,8%). Supera di poco il 28% la frequenza di risposta attribuita da coloro che dichiarano di non avere preferenze per nessuna delle due tipologie di giochi precedentemente indicate (28,4%). Gli over65 prediligono i giochi semplici (43,6%), della stessa opinione, con uno scarto percentuale di 4,6 punti, i 35-44enni (39%). I più giovani, invece, si cimentano volentieri con l'offerta ludica in cui la vincita non è guidata solo dal caso ma prevede l'impiego di conoscenze e abilità personali (25-34 anni: 37,5%).

Quello che emerge è un giudizio tendenzialmente positivo sul gioco: il 29,8% degli italiani considera i giochi e lotterie un divertimento allo stato puro, l'8,2% associa invece scommesse e puntate all'adrenalina data dalla suspense. In parallelo, la posizione espressa da chi spera di ottenere dal gioco un'integrazione al proprio reddito personale (9,2%), segnala che probabilmente questo sistema sta diventando un rimedio alle difficoltà economiche di molte famiglie italiane. Per il 3,8% cimentarsi con il panorama dell'offerta ludica messa a disposizione dai gestori significa principalmente mettere alla prova le proprie abilità e competenze. In alcuni casi, questa tendenza porta a far diventare il gioco una costante della vita quotidiana (2,1%). Poco più di un terzo dei cittadini (30,6%) ritiene invece che investire somme più o meno consistenti nel tentativo di sfidare la dea bendata costituisca uno spreco di denaro e, per il 12,5%, questo comportamento rappresenta un modo poco costruttivo di passare il tempo. Nelle fasce più giovani di età si rileva un atteggiamento favorevole nei confronti del gioco in denaro: per il 34% dei 18-24enni e per il 32,6% dei 25-34enni, esso è principalmente un divertimento. I più anziani sono coloro i quali più di altri dichiarano di apprezzare l'aspetto emotivo legato all'universo dei giochi (11,7%). Infine, la maggior parte degli italiani che gioca (o giocherebbe) per tentare di ottenere qualche entrata extra allo scopo arrotondare lo stipendio mensile appartiene alla classe d'età 35-44 anni (14,3%). Sono in molti ad avere avuto modo di conoscere persone che grazie al gioco hanno vinto piccole somme di denaro (78,7%). A tale percentuale si aggiunge il 9,9% di coloro che affermano di avere incontrato giocatori che, sfidando la sorte, sono stati ripagati con premi in denaro piuttosto consistenti. Tuttavia, nel 48,7% dei casi si conoscono persone che per il gioco si sono indebitate e hanno peggiorato il proprio stile di vita (47,3%). Questa situazione è arrivata agli estremi nel 36,2% dei casi in cui si è avuta conoscenza diretta di soggetti che hanno dilapidato il proprio patrimonio puntando cifre sempre più alte. (fonte: GiocoNews)
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