
VIDEOGIOCHI E APPARECCHI DA INTRATTENIMENTO. LE CERTIFICAZIONI PASSANO DI COMPETENZA
Un nuovo importante passo avanti nella risoluzione dei problemi che, dal 2005 ad oggi, hanno portato al blocco delle installazioni di apparecchi da gioco di puro intrattenimento e alla paralisi del mercato italiano. Tutti gli organismi di certificazione convenzionati con l'Amministrazione dei Monopoli di Stato per la verifica degli apparecchi a vincita limitata (newslot) si sono candidati a svolgere attività di certificazione sugli apparecchi da gioco. La norma, introdotta nel 2005, prevede che la tali apparecchi possano essere immessi sul mercato solo se preventivamente autorizzati dall'Aams e quindi dotati di certificazione rilasciata da Sogei. Tale disposizione si è rivelata essere di difficile applicazione oltre che eccessivamente onerosa. I tempi di verifica sono stati giudicati eccessivamente lunghi anche dalla Commissione Europea che, per questi e altri motivi, ha avviato una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia. Dopo una serie di confronti tra le autorità italiane e i funzionari della Commissione è stato convenuto di affidare agli enti di verifica le operazioni di verifica tecnica per garantire la conformità degli apparecchi da gioco alla norma di riferimento. Con l'adesione delle sei società ( Applus, GLI, NMI CERTIN, QUINEL, SGS e SIQ) si potrebbe pensare ad una definitiva soluzione dei problemi e allo sblocco del mercato dell'apparecchio di puro intrattenimento.Per la legge si chiamano comma 7 Sono videogiochi e apparecchi di puro intrattenimento, ma per la normativa italiana dal 2003 sono esclusivamente apparecchi 'comma7'. Quanti siano ancora sul mercato italiano non si sa con precisione, forse 150.000 o anche meno. Vuoi per la generale crisi del settore, vuoi per le norme ultrarestrittive introdotte dallo Stato italiano, sono apparecchi sempre più difficili da trovare nei pubblici esercizi anche se la legge prevede l'obbligo della loro presenza laddove vengono installate le slot a vincita. Succede così che dei videogiochi 'da sala' si parli sempre meno, e spesso per niente, preferendo concentrare l'attenzione su offerte di gioco capaci di generare business da record. Cifre a molti zeri, come nel caso della raccolta di gioco delle slot, che non sono certo paragonabili al giro d'affari dei giochi da intrattenimento ma che potrebbero presto servire a pagare una salata sanzione pecuniaria alla Commissione Europea se l'Amministrazione dei Monopoli di Stato non sarà in grado di giustificare l'introduzione di norme per la regolamentazione di questo mercato che hanno determinato l'apertura di una procedura di infrazione contro il nostro Paese. L'Italia come la Grecia? Dopo la lettera di messa in mora complementare inviata al governo italiano il settembre dello scorso anno, l’Unione Europea ha ufficialmente aperto la seconda fase della procedura d’infrazione emettendo un “parere motivato” (art. 226 del trattato CE) nei confronti del nostro paese. Il riferimento è agli articoli 28 e 30 del trattato CE, che garantiscono la libera circolazione delle merci. Per la Commissione insomma le norme applicate alla produzione e alla importazione, oltre che distribuzione, dei videogiochi di puro intrattenimento destinati al mercato italiano, rappresentano restrizioni ingiustificate La libera circolazione delle merci infatti per la normativa comunitaria costituisce uno dei pilastri a sostegno del “libero mercato”. Rientrano pertanto nell’ambito dell’azione comunitaria, finalizzate al contrasto di disposizioni tecniche - normative introducenti contingentamenti occulti delle merci comunitarie a vantaggio del prodotto interno, segnatamente la procedura n. 2005/5055. Secondo la Commissione europea le regole italiane del il Decreto 8 novembre 2005 che stabilisce omologhe per gli apparecchi comma 7/a e 7/c del 110 TULPS ( ovvero apparecchio di puro intrattenimento) sono incompatibili con il quadro normativo europeo. Le disposizioni contestate dalla commissione allo stato italiano Sulla base dell'indagine sulle norme avviata a seguito di una denuncia la Commissione contesta il
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Comunicati ACMICOMUNICATO STAMPAL'Associazione Nazionale dei Costruttori di Macchine da Intrattenimento a margine dei lavori del Consiglio Direttivo svoltosi mercoledì a Milano, nel ribadire con forza il proprio ruolo a tutela della categoria dei Costruttori e della filiera... Leggi tutto... |
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Un nuovo importante passo avanti nella risoluzione dei problemi che, dal 2005 ad oggi, hanno portato al blocco delle installazioni di apparecchi da gioco di puro intrattenimento e alla paralisi del mercato italiano. Tutti gli organismi di certificazione convenzionati con l'Amministrazione dei Monopoli di Stato per la verifica degli apparecchi a vincita limitata (newslot) si sono candidati a svolgere attività di certificazione sugli apparecchi da gioco. La norma, introdotta nel 2005, prevede che la tali apparecchi possano essere immessi sul mercato solo se preventivamente autorizzati dall'Aams e quindi dotati di certificazione rilasciata da Sogei. Tale disposizione si è rivelata essere di difficile applicazione oltre che eccessivamente onerosa. I tempi di verifica sono stati giudicati eccessivamente lunghi anche dalla Commissione Europea che, per questi e altri motivi, ha avviato una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia. Dopo una serie di confronti tra le autorità italiane e i funzionari della Commissione è stato convenuto di affidare agli enti di verifica le operazioni di verifica tecnica per garantire la conformità degli apparecchi da gioco alla norma di riferimento. Con l'adesione delle sei società ( Applus, GLI, NMI CERTIN, QUINEL, SGS e SIQ) si potrebbe pensare ad una definitiva soluzione dei problemi e allo sblocco del mercato dell'apparecchio di puro intrattenimento.





