venerdì 10 febbraio 2012
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Comunicati ACMI lunedì 08 giugno 2009
COMUNICATO ACMI-AS.TRO: A CHI GIOVA LO SFASCIO?
Sfogliando le pagine web dei giornali di settore, si ravvisa l’esistenza di un vero e proprio partito dello sfascio, ovvero di una corrente di pensiero che punta chiaramente a collocare il sistema italiano del gioco lecito in un quadro di equivocità talmente elevato da meritare severe censure e, in una logica proiezione che (strategicamente) si omette di rappresentare, un consistente ridimensionamento.
Ogni giorno, infatti, leggiamo che nasce un’associazione di sostegno al gioco problematico per alleviare il Paese dalle sofferenze provocate dal gioco (lecito) al contesto sociale, che apparecchi certificati e non vengono sequestrati, che raccoglitori di scommesse autorizzati e non vengono colpiti da provvedimenti sanzionatori. Recentemente, poi, si è addirittura letto che la stampa generalista pubblicherebbe inchieste evidenzianti l’alto tasso di irregolarità che caratterizzerebbe il settore, salvo poi riscontrare dal tenore della presunta inchiesta che il tutto si riduce a pochi apparecchi ritenuti non regolamentari, a seguito di controlli che hanno interessato decine di pubblici esercizi nell’ambito di una singola Provincia friulana.
A ciò si aggiunge la “chicca” degli orientamenti giurisprudenziali, che in Italia fornisce formidabili argomenti strumentali a qualsiasi tesi: giudici che assolverebbero videopoker, giudici che assolverebbero chi è sprovvisto dell’art. 88 TULPS, giudici che assolverebbero le new slot ma solo perché munite di un “contestato e criticato” bollino di Stato, giudici europei che bacchetterebbero l’Italia e il suo sistema di gestione del Gioco.
A ciò si aggiunge l’attacco sistematico alle associazioni maggiormente rappresentative degli operatori accusate di lasciare il mercato in balia della criminalità dei furti e delle rapine, e di abbandonare la politica della rappresentanza per il perseguimento di interessi commerciali di carattere specifico e non collettivo.
I partiti dello sfascio si collocano statisticamente all’interno di due tipologie di “contenitori” intellettuali, alternativi tra loro e pertanto portatori di interessi differenti: da un lato c’è la matrice anarchica, combattente contro l’ordine costituito, proprio in quanto sistema di regole, dall’altro lato c’è una matrice caratterizzata dal più subdolo proposito di non cancellare il sistema in quanto tale, ma semplicemente di sostituirlo con un altro, patrocinatore degli interessi risultanti sconfitti dalla situazione contingente.
Posto che nell’industria l’anarchia non fa molta strada, è plausibile che tra “gli sconfitti” di ieri e di oggi del settore dobbiamo ricercare i mandanti di questo progetto di sfascio del sistema italiano del gioco lecito, ovvero quei portatori di interessi a cui giova il costante accostamento tra le regole del sistema, la loro presunta superabilità, la equivoca tutela giurisdizionale, ovvero il diritto di esistere di un sistema alternativo a quello esistente, fatto di punto com, di Casinò allargati alle sale esterne alle Case da Gioco, di una regolamentazione solo europea e solo di diritti, senza limitazioni, senza tasse, senza Stato, senza associazioni, senza apparecchi immodificabili muniti di smart card.
Per tali “antagonisti”, nulla va mai bene: se passano le VLT è un dramma, se le VLT non decollano perché troppo onerose è un dramma, se l’Amministrazione fa rispettare la legge, è lo Stato a commettere abusi, se gli incassi delle slot aumentano è un dramma perché tale incremento va tutto in tasse, se gli incassi si contraggono è colpa del rigore dei controlli amministrativi.
Per tali “antagonisti” non esiste (non può esistere) un’associazione che lavora bene, perché se esistono i furti è perché le associazioni nulla fanno per evitarli, perché se le macchine da gioco si guastano le associazioni nulla fanno per aggiustarle, perché se il Concessionario vuole il PREU le associazioni nulla fanno per bloccare tale pretesa.
Populismo e demagogia sono ricette vecchie ma garantiscono sempre un po’ di risultato e di visibilità, ma soprattutto consentono di essere portatori occulti di interessi, senza bisogno di ostentarli.
Nel settore del gioco Italiano, la circostanza che la terza industria del Paese viva ancora l’ennesima stagione senza padri e senza un ufficiale riconoscimento nel panorama produttivo, spiana la strada a tentativi di “sovversione” di un ordine che, oggettivamente, può anche apparire fragile, stante la distanza con cui la politica si occupa di lui. Un osservatore molto tecnico e molto spregiudicato, infatti, potrebbe ben rilevare che tutti i comparti produttivi hanno ricevuto un segnale dal Governo in termini di attenzione specifica (edilizia, banche, assicurazioni, comunicazioni, editoria, automobili, elettrodomestici, ecc.), mentre il gioco continua ad essere destinatario solo di una richiesta di gettito erariale, e poco importa se essa si esprima con aumenti della tassazione piuttosto che con la moltiplicazione costante dei prodotti in portafoglio gestione dell’Amministrazione Finanziaria.
L’appello che in questa sede si rivolge agli operatori è pertanto molto semplice, e si sostanzia in un invito alla riflessione e alla attenta analisi di una “vecchia verità” del settore, affermatasi negli anni ’90 e paradossalmente ancora utile anche in uno scenario letteralmente stravolto dall’avvento del GIOCO LECITO.
Negli affari moderni non esistono interessi buoni e interessi cattivi, perché tutti, prima o poi trovano un punto di convergenza, di tal ché è sempre verosimile che domani chiunque potrà far parte di qualsiasi cosa.
Solo la Legge può autorizzare la discernita qualitativa tra il business lecito e quello irregolare, e solo affiancando le Istituzioni nella loro opera di salvaguardia delle regole si potrà proteggere l’investimento effettuato nel campo del gioco lecito.
Chi si schiera contro la Legge e contro le Istituzioni non è un salvatore dei poveri oppressi, ma è portatore di un interesse che richiede l’abbattimento dell’attuale sistema di regole per poter fare il proprio business, e se dovesse riuscire nel suo progetto non distribuirà certo i suoi profitti tra quel “popolo di scontenti” a cui chiede attenzione, consensi, sponsorizzazione.
In definitiva: ogni giorno che passa il Gioco Lecito acquisisce nuove fette di mercato relegando “pokerini” e iniziative similari nei sottoscala dei bar, e affermando l’Amministrazione dello Stato come gestore del Gioco.
A fronte di questa realtà si deve saper scegliere una volta per tutte da che parte della barricata collocarsi, e saper discernere chi sta veramente dalla parte prescelta, avendo cura di capire, anche a livello di informazione e di comunicazione, chi difende il gioco lecito e chi, invece, soffia (e sbuffa) per farlo cadere.
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