giovedì 29 luglio 2010
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Comunicati ACMI mercoledì 01 aprile 2009
CASINO': IL GRANDE EQUIVOCO ITALIANO

Quella dei casinò è un'attività destinata al rosso in bilancio ma oggetto di una febbrile battaglia politica e ideologica. Questa la posizione di ACMI -Associazione Costruttori Macchine da Intrattenimento- relativamente al tema delle case da gioco, tornato particolarmente in voga durante gli ultimi mesi.
Ed ecco, secondo le Associazioni ACMI e AS.TRO, le ragioni di un grande equivoco, tutto italiano. Il "dibattito” attinente i Casinò italiani è sempre vivo, benché alimentato, più che altro, dalle pressanti richieste di eliminazione del comparto “new slot” provenienti dal management delle Case da Gioco.

Finché esisteranno siffatte campagne di aggressione al comparto, ACMI e AS.TRO parteciperanno alla “querelle” fornendo il loro contributo di notizie e dati, alcuni dei quali già si profilano come consolidati, non contestati, e pertanto idonei a costituire la base di partenza di ogni analisi. Innanzitutto partiamo dalla regolamentazione, (o, meglio, non regolamentazione) a cui sono sottoposte le case da gioco in Italia.

Leggi eccezionali (e molto risalenti nel tempo) hanno istituito una deroga territoriale al divieto di gioco d’azzardo sancito dal codice penale, stabilendo la non perseguibilità del reato all’interno di ben determinati luoghi, i quali, sono diventati delle enclave parzialmente sottratte alla giurisdizione penale. La ragione di tale eccezionale previsione era ispirata ad una logica di “strategica” salvaguardia economica di alcuni confini nazionali, alla quale, nel tempo, si è aggiunta la speranza di ottenere un canale di finanziamento stabile e florido per il Territorio (e le sue politiche locali) non richiedente il ricorso ai tributi. Nell’ambito di tale “disegno”, pertanto, il Casinò costituiva una sorta di avanguardia culturalmente ben allineata tanto con il movimento filosofico del futurismo, quanto con lo spirito di rinascita sociale del primissimo dopo- guerra, un tempio in cui si poteva accedere liberamente al rito più trasgressivo per i valori dell’epoca: quello di spendere denaro per il gusto di farlo.

La casa da gioco diventa un ente dalla singolare collocazione normativa: da un lato trae origine da una decisione “di sistema” del Parlamento, dall’altro lato si atteggia come strumento operativo in mano alle Municipalità ospitanti il Casinò.
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