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Notizie lunedì 16 marzo 2009
DALLA CONFERENZA ITALO-FRANCESE L'ENNESIMO EQUIVOCO SUL PROBLEMA DELLA LUDOPATIA
Dalla affascinante cornice della conferenza italo – francese sul fenomeno del gioco è emerso l’ennesimo equivoco sul tema della ludopatia. Tutti ci saremmo aspettati un autentico tripudio per le Autorità di quel Paese (l’Italia) che ha costruito la più grande rete telematica del mondo, un riconoscimento internazionale e univoco nei confronti di un sistema che è sorto sulla base di un principio giuridico semplice e preciso, e che è stato in grado di reperire il punto di equilibrio tra la normativa comunitaria in tema di circolazione di merci e servizi e la cautela necessaria di fronte ad un tipo di merce che non potrà mai circolare come se fosse una scarpa o un semilavorato qualsiasi: il gioco.

La c.d. Italietta, infatti, ha fatto nascere il gioco lecito, ovvero un sistema che consente a tutti i cittadini di accedere ad un carnet di prodotti certificati e controllati direttamente dallo Stato, nell’ambito di un mercato regolamentato dallo strumento della concessione, non più concepita come limitazione operativa e protezionistica contro i competitors stranieri , ma come filtro a tutela dell’ordine pubblico interno (e pertanto compatibile con i precetti comunitari).

Dal 2003 ad oggi, tale sistema ha elevato il gioco gestito dall’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato a terza industria del Paese per livello di gettito.

Cosa resta fuori da questo sistema? I vecchi Casinò. Chi spara sul “bambino prodigio”? I Casinò. Chi registra perdite record nella propria gestione? I Casinò. Quale operatore non contribuisce al “monte – raccolta nazionale sul gioco pubblico ?” Il Casinò.

Analizzando il reportage che la stampa di settore ha divulgato in ordine agli interventi della conferenza, emergerebbe che una della cause della decadenza a cui i Casinò tradizionali stanno andando incontro sarebbe la loro “mission” di contrasto alla ludopatia (unitamente alla normativa antiriciclaggio), in virtù della quale, pare di capire, a forza di rifiutare l’ingresso in sala ai giocatori compulsivi schedati, le sale da gioco si ritrovano senza clienti.

Nei bar, invece, casalinghe malandate, pensionati, operai in pausa pranzo, possono sfogare la loro pulsione alle slot, senza che un operatore di sala li accompagni all’uscita, pronunciando nei loro confronti un decreto di espulsione dal circuito del “divertimento”, non appena le loro perdite diventano troppo consistenti.

A fronte di tale distorsione della realtà, è persino di cattivo gusto cadere nella provocazione di veicolare all’esterno un "contro-reportage verità" attinente a
  • cosa avviene nei Casinò,
  • come viene gestito il reclutamento dei giocatori danarosi che possono permettersi la “loro” ludopatia,
  • come viene gestita la “linea di credito” per i giocatori “abitué” (sul punto si rimanda all’illuminante puntata di Porta a Porta del 22.10.2008, durante la quale il cantante Pupo rivelava tale “prassi”).
Le Associazioni serie devono limitarsi a denunciare il paradosso e a sensibilizzare le Istituzioni, in questi giorni impegnate (anche) a riflettere circa l’ampliamento delle Case da Gioco sul Territorio Italiano. AS.TRO e ACMI chiedono al Governo di valutare serenamente cosa conviene al Paese, acquisendo ogni e più utile informazione, ma soprattutto se sia più opportuno salvaguardare un sistema che è già alle proprie dipendenze (il Gioco Lecito), oppure incrementare l’ anomalia giuridica e i deludenti curricula vitae dei Casinò.

ACMI – Associazione Nazionale costruttori apparecchi da intrattenimento
AS.TRO – Associazione degli operatori del gioco lecito
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