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Comunicati ACMI |
venerdì 06 marzo 2009 |
AS.TRO e ACMI RISPONDONO A DONATO DI PONZIANO E A FEDERGIOCO
AS.TRO e ACMI rispondono a Donato di Ponziano e a Federgioco, chiedendo a PANORAMA.IT di integrare il contraddittorio e coinvolgendo il Ministero delle Finanze nella "quelrelle"
Spett. le Direzione Panorama.it
Spett. le Federgioco
Spet. Le Signor Donato Di Ponziano
p.c.
Spett. le Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato
In persona del Direttore generale pro tempore
In persona del Direttore dell’ufficio XII - Apparecchi da Intrattenimento.
Spett. le MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE
In persona: del Ministro pro tempore: on.le Giulio Tremonti
In persona del sottosegretario con delega ai giochi: on. le Giorgetti.
AS.TRO, Associazione degli operatori del Gioco Lecito e ACMI, Associazione dei costruttori italiani di apparecchi da intrattenimento, replicano alle dichiarazioni del Presidente di Federgioco apparse su panorama.it il 2marzo 2009, rilevando l’assoluta falsità delle affermazioni riportate dall’articolo in questione.
Le dichiarazioni a cui in questa sede si replica sono infatti diffamatorie e denigratorie, meritevoli di reazione formale e giuridica, necessitanti una smentita per “onore di verità”.
Secondo il Signor Di Ponziano, infatti, le new slot gestite dalla rete telematica dell’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato sono
- un casinò diffuso e sotterraneo;
- un fenomeno privo di regolamentazione;
- un fenomeno che ha sottratto 42 milioni di euro alle casse del casinò di SANREMO;
- un fenomeno che “non ha bisogno” di autorizzazioni per funzionare e che non possiede un codice di regolamentazione a protezione dei giocatori (“che non vengono allontanati se giocano in modo compulsivo, o al di sopra delle loro possibilità, o se sono MINORENNI;
- macchinette con ridotta percentuale di vincita (75%) se paragonata alla percentuale del 92% che i Casinò dichiarano.
Tali affermazioni sono ingiuriose nei confronti di tutto il sistema del Gioco Lecito Italiano, che in realtà è STRACOLMO di norme, regolamenti, procedure di verifica preliminari e permanenti, e si rivelano come astuto escamotage per nascondere le magagne dei Casinò Italiani, in preda all’incapacità irreversibile di adeguare l’immunità al gioco d’azzardo di cui beneficiano all’effettiva domanda di divertimento che si sta affermando sul mercato Italiano. Quanto al profilo del c.d. gioco patologico la falsità delle considerazioni a cui si replica troverà scientifica conferma delle valutazioni che seguiranno.
Andiamo con ordine:
Una legge dello Stato Italiano disciplina gli apparecchi a premio con vincita in denaro, aventi le seguenti nove caratteristiche (art. 110 T.U.L.P.S, comma sei lett. (a), come modificato dalla legge n. 244 del 24 dicembre 2007):
a) attestazione; di conformità alle disposizioni vigenti rilasciato dall’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato;
b) obbligatorio collegamento alla rete telematica di cui all'articolo 14-bis, comma 4, del d.p.r. n. 640/1972, e succ. modificaz.
c) attivabilità con l'introduzione di moneta metallica ovvero con appositi strumenti di pagamento elettronico definiti con provvedimenti dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato,
d) compresenza dell’elemento aleatorio e di elementi di abilità, che consentono al giocatore la possibilità di scegliere, all’avvio o nel corso della partita, la propria strategia, selezionando appositamente le opzioni di gara ritenute più favorevoli tra quelle proposte dal gioco,
e) costo della partita non superiore a 1 euro,
f) durata minima della partita pari a quattro secondi;
g) erogabilità di vincite in denaro, ciascuna comunque di valore non superiore a 100 euro, erogate dalla macchina.
h) Computo delle vincite da parte dell’apparecchio in modo non predeterminabile su un ciclo complessivo di non più di 140.000 partite, in ragione di percentuale non inferiore al 75 per cento delle somme giocate.
i) Divieto di riproduzione del gioco del poker o comunque delle sue regole fondamentali.
L’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato, sempre in forza di formale legittimazione legislativa, traduce, poi, i precetti legislativi in specifiche tecniche, a mezzo di regolamenti amministrativi a cui dovranno attenersi i produttori di schede di gioco (preventivamente selezionati e accreditati presso l’Amministrazione, sulla base di requisiti morali e professionali), e i costruttori degli apparecchi.
L’innovazione più significativa rispetto ai “paletti legislativi”, introdotta dalle disposizioni tecniche è costituita dalla previsione di un dispositivo di sicurezza del tipo “scatola nera”, distribuito direttamente dall’Amministrazione ed idoneo a rendere non manipolabili i contatori di gioco e a “bloccare” da remoto il congegno, qualora se ne ravvisi la necessità.
La new slot, pertanto, “prima di nascere” è sottoposta alla verifica tecnica di conformità eseguita da un ENTE OMOLOGATORE selezionato e convenzionato con l’Amministrazione, e solo dopo il positivo esito delle verifiche e dei test sul protocollo di comunicazione con la rete telematica, vi è il rilascio del certificato di conformità.
La new slot, per funzionare, deve essere collegata alla rete telematica pubblica gestita dai Monopoli di Stato per il tramite dei suoi Concessionari aggiudicatari di un bando di selezione e vincolati dalla convenzione di concessione. Ciò significa che il Concessionario acquisisce i dati dell’esercizio pubblico, verifica l’idoneità del locale a installare i congegni (ovvero LICENZA ex art. 86 o 88 del TULPS), controlla quante apparecchiature possono essere installate nel locale in virtù del decreto dell’Amministrazione sul contingentamento dei congegni, e, se tutto è a norma, abilita il Punto di Accesso dati.
I minorenni non possono giocare alle slot e l’esercente che non sorveglia su tale circostanza va incontro alla chiusura del locale.
La verità, quindi, è la seguente: il c.d. casinò diffuso e sotterraneo di cui parla il signore a cui si replica, è il sistema di controllo più grande ed efficiente del mondo “meta di studio” da parte delle agenzie governative di mezza Europa, soggetto a procedure di omologazione su ogni step che precede ed accompagna la messa in distribuzione e la messa in esercizio di ogni singolo congegno.
La slot del casinò Italiani pagano di più? E allora perché nessuno ci gioca più ?
La verità è ovviamente un'altra, e anche sul punto il pubblico (quello che ancora resiste dal disertare le sale da gioco a gestione comunale) ha un diritto di informazione.
Quello che pagano le slot del casinò è ignoto al casinò stesso, o, meglio, loro stessi lo scoprono a fine anno. Tali macchine, infatti, provenienti dalle industrie di mezzo mondo, non devono rispettare alcuna regola “preventiva”, sono rimesse alla genialità del programmatore e sono giudicate solo sull’incasso che totalizzano. Le macchine da casinò sono concepite secondo la normale e fisiologica regola dei giochi d’azzardo, in virtù della quale la percentuale di pagamento è meramente indicativa delle potenzialità di vincita, perché non si riferisce a quanto il programma di gioco comanda di retrocedere al giocatore nell’ambito di un determinato ciclo di partite (peculiarità esclusiva delle sole new slot italiane).
Un esempio potrà far comprendere tutto a tutti: il giocatore che si intrattiene alla slot del casinò potrà anche totalizzare alcuni esiti vincenti (diciamo che vince X EURO). Ai fini della percentuale di pagamento non importa se l’utente ritiri la vincita o la rigiochi, conta il fatto che il programma abbia offerto una vincita. Per questo motivo le macchine da casinò sono “tarate” al 92 % (per la verità a Las Vegas è il 96%, ma quello è un mondo a parte dove è previsto il carcere per irregolarità nella gestione di una sala), perché tale regolazione non attiene alla percentuale di RETROCESSIONE comandata, ma alla sola gestione degli eventi, che non impedisce al congegno di non erogare nulla a fronte di migliaia di euro ingurgitati avidamente a suon di banconote da 500 euro.
E tali congegni, che ben possono anche essere videopoker, sarebbero messi in crisi da slot funzionanti a 1 euro al colpo e che promettono come vincita massima per ciascuna partita al massimo 100 volte la posta ????? (sic!).
Sin qui il confronto si è basato su dati inconfutabili, forse troppo seriosi, e quindi ci concediamo una breve evasione nel campo del “faceto”.
Oggi scopriamo che i Casinò sono gli unici posti dove dovrebbero essere alloggiate le slot machine, perché in tali luoghi c’è controllo e presidio sanitario a portata di quei giocatori che, dopo essersi intrattenuti a SLOT dal ciclo aperto e indefinito, funzionanti con BET sino a 20 euro al colpo, possono contare sull’intervento di uno psicologo allertato dal personale di sala dopo aver ravvisato un comportamento compulsivo e isolazionista del cliente perdente (si raccomanda anche la faccia triste e la desolata fissazione del portafoglio vuoto).
Se non fosse in ballo una cosa seria, ovvero la salute di migliaia di persone che, per la refrattarietà della società civile a formare personalità dotate di autocontrollo e spirito critico, rischiano di accedere in modo inconsapevole e disinformato a forme di divertimento a pagamento, l’argomento verrebbe relegato all’ilarità.
La scienza psichiatrica (e ci dispiace che oggi alcuni psicologi non la pensino così), è chiara nel sancire che l’involuzione in patologia della propensione al gioco di sorte, è un effetto generato da altre cause (farmaci, carenze affettive, depressione, difficoltà relazionali, problematiche psicologiche), e non è il gioco in sé ad essere causa della ludopatia: non esiste pertanto un medico che possa curare la ludopatia con terapie ad hoc (ovvero curando l’effetto), senza intervenire sulla causa che ha posto il soggetto nella condizione di trovare nel gioco uno sfogo per altre problematiche.
Se questo è il punto fermo della scienza, che grazie al cielo (o purtroppo a seconda dei punti di vista), non parla italiano, ma rigorosamente inglese (e quello forbito delle migliori università del regno unito), allora si inizi a salvaguardare la dignità del giocatore, smettendo di chiamarlo vizioso, smettendo di pretendere che debba giocare in un sottoscala (dove, tra l’altro non troverebbe apparecchi per il gioco lecito, ma di altra natura), e cominciamo a chiamarlo consumatore, e come tale depositario di diritti tanto incontestabili quanto sacri per chi, come gli operatori rappresentati da AS.TRO e ACMI, non potrebbero esercitare la loro attività in assenza di certezze sul prodotto offerto.
Per concludere.
Lungi da chi scrive l’idea di prendere posizione sull’apertura di nuovi Casinò in Italia, anch’esso motivetto classico dei primi otto - dodici mesi di ogni Legislatura, ma ogni operatore internazionale che dovesse essere interpellato sul punto direbbe la stessa cosa: la ragione per cui non si aprono nuovi Casinò in Italia va trovata nelle modalità attraverso le quali le attuali sale da gioco sono gestite, ovvero con procedure distanti ANNI LUCE da quelle seguite nei Paesi c.d. evoluti, dove i Casinò sono sottoposti a controlli di Agenzie Governative con poteri di Polizia Giudiziaria, e dove la selezione della clientela tra USER (potenziale compulsivo o ludopatico) e GAMBLER (giocatore consapevole in grado di perdere senza creare nocumento alla società civile), costituisce condizione di mantenimento della licenza (e non solo un marketing aziendale).
Personalmente, infatti, crediamo che in Italia si possano anche aprire nuovi Casinò, purché in numero non inferiore a 100 (perché solo la concorrenza garantisce il consumatore), e nell’ambito di una normativa di stampo anglosassone (perché un Casinò non può essere disciplinato con norme assimilabili a quelle di un teatro comunale).
Siamo personalmente interessati a conoscere la scienza che giudica non controllate le NEW SLOT, censite al sistema centrale di AAMS sin dalla loro costruzione, per poi essere seguite nel percorso di distribuzione, installazione, gestione telematica, sotto il monitoraggio continuo di cinque corpi di polizia amministrativa di ausilio all’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato.
Siamo curiosi di capire perché lo Stato dovrebbe investire nella GHETTIZZAZIONE del gioco, trasformandolo in azzardo da sala dedicata, rinunciando alla più grande rete telematica di controllo del mondo in grado di far emergere e mettere alle corde il gioco sommerso degli ultimi 20 anni in Italia, creando la terza industria del Paese per volume di gettito erariale.
Siamo curiosi di sapere perché lo Stato, di contro, non dovrebbe investire sull’evoluzione culturale degli Italiani, sulla loro responsabilizzazione e sulla loro idoneità a godersi il divertimento (peraltro fruito nell’ambito di leggi severe approvate dal Parlamento Italiano) secondo modalità consapevoli e informate.
Siamo curiosi di sapere quale legge economica consiglia di smantellare un sistema che genera la terza risorsa del Paese, piuttosto che salvaguardarlo, introducendo la carta dei diritti del consumatore dei servizi di gioco.
Ognuno è libero di fare i propri interessi e di farsi la pubblicità che vuole, ma quando si va contro il settore bisogna trovare argomenti e contenuti un po’ più seri.
Ad ogni buon conto il messaggio si spera che arrivi forte e chiaro: le migliaia di imprese del comparto gioco lecito non sono alla mercé dei velluti verdi e rossi, e non si lasceranno impunemente diffamare.
AS.TRO
ACMI
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