
DALLA INDUSTRIA DEI GIOCHI 2,75% DEL PRODOTTO INTERNO LORDO
(Jamma) L'industria dei giochi ha rappresentato nel 2007 il 2,75% del PIL nazionale ed ogni famiglia italiana ha giocato mediamente nel 2007 1.738 euro. Si tratta di dati che danno l'idea dell'importanza che il settore sta acquisendo negli ultimi anni. L'importante istituto di ricerca Nomisma attraverso il suo "Osservatorio Gioco & Giovani" ha voluto così appurare che peso l'industria del gioco ha nelle singole province italiane. Ne è emerso che è Pavia, con una percentuale di impatto del 5,55% sul valore del PIL 2007 derivante dal mercato dei giochi, la provincia in cui il gioco assume maggior peso. Al secondo posto c'è Caserta (4,95%). Chiudono invece la classifica Padova (1,63%) e Bolzano (1,61%). Ancora, emerge che tra le prime 15 province ben 12 siano nel Centro-Sud. Tra le grandi città Napoli si piazza al 3° posto (4,84%), Bari al 15° (3,75%). Tutte nella parte bassa della classifica, invece, Roma (62esima con il 2,51%), Milano (80esima con il 2,28%) Torino (23esima a quota 2,24%) e Firenze (97esima, con l'1,94%).Le regioni che hanno più propensione al gioco non sempre corrispondono a quelle più ricche. Tra le regioni italiane con un valore della raccolta da giochi per famiglia superiore alla media nazionale troviamo infatti Abruzzo, Lazio, Campania, Lombardia, Marche ed Umbria. Per dare un'idea concreta del peso che l'industria ludica ha assunto nel nostro Paese, Nomisma ha deciso di mettere in relazione la spesa che una famiglia mediamente destina ai giochi con quella riservata ai beni alimentari. Per questa indagine ha usato come indice di confronto il "consumo in gioco" ovvero il valore speso complessivamente al netto di quanto ricavato con le vincite. La media nazionale del consumo nei giochi è di 554 euro (valore che viene fuori dalla differenza tra il valore complessivo della raccolta e le vincite dei giocatori. Si tratta quindi del consumo in giochi delle famiglie e cioè il valore delle giocate che non rientra in possesso dei giocatori), pari al 9,9% di quanto una famiglia italiano destina ai beni alimentari (5.592 euro). E' l'Abruzzo la regione dove si registra la percentuale più elevata, il 12,1% (681 euro di consumo in gioco - valore più elevato anche in termini assoluti - contro una spesa alimentare di 5.652 euro). Il Lazio è secondo con l'11,3%, e la Lombardia segue a una spanna (11,2%) quindi Emilia Romagna e Campania (10,9 e 10,8%). Chiudono la classifica invece il Veneto (8,1%), Basilicata (7,5%) e Calabria (6,5%). In particolare in quest'ultima il consumo in giochi ammonta a 397 euro a fronte di una spesa alimentare tra le più elevate d'Italia: 6.084 euro. L'istituto Nomisma ha anche appurato il ruolo di ogni gioco per le singole province. In questo caso, l'istituto di ricerca si è servito della raccolta provinciale, con dati Agicos, per calcolare le percentuali di ogni singolo gioco. Nel dettaglio, a livello nazionale, il Lotto assicura il 15% dell'intera raccolta dei giochi. E' particolarmente gradito, però, a Crotone e a Catania, dove assicura rispettivamente il 25% e il 23% della raccolta provinciale. A quota 22% Siracusa e Enna, al 21% Biella. E Crotone si aggiudica anche il primato per il SuperEnalotto. Il concorso di casa Sisal infatti ottiene nella città calabrese il 9% della raccolta complessiva della provincia, a fronte di una media nazionale del 5%. A Trieste riscuote invece l'8%, a Nuoro, Potenza e Reggio Calabria il 7%. Il Bingo registra invece un ex aequo. Ai vertici della classifica ci sono infatti Verbania e Catania, dove i cittadini destinano alla moderna tombola il 16% di quanto spendono per i giochi. Un primato doppiamente significativo se si considera che la media nazionale è del 4%. Va tuttavia specificato che in alcune città italiane non ci sono sale Bingo. Staccate, invece, al 10% le province di Forlì-Cesena e Caserta, al 9% invece Messina. Le lotterie istantanee assicurano a livello nazionale il 19% dell'intera raccolta dell'industria dei giochi, ma in molte città si registrano percentuali superiori anche di due volte e mezza. E' il caso di Foggia, dove addirittura la gente investe in gratta e vinci la metà esatta di quanto gioca in totale. Ma non si tratta di un caso isolato: Enna e Agrigento sono rispettivamente al 49% e al 48%, Trapani segna un 44%, Caltanissetta il 42%. Emerge insomma che le lotterie istantanee piacciono al Sud, e in particolare alla Sicilia. Le NewSlot invece piacciono soprattutto al Nord. Ad eccezione di Isernia, la parte alta della classifica è appannaggio di Lombardia, Veneto e Trentino. In testa c'è infatti Pavia (73%), quindi Como (68%), Trento (67%), Isernia appunto (64%) e Belluno (63%). Percentuali elevatissime, ma non bisogna dimenticare che quello delle NewSlot è il comparto più fiorente dell'industria dei giochi, e da solo assicura il 44% della raccolta complessiva. Al Centro Italia, alla Toscana in particolare, piacciono invece le scommesse ippiche e sportive. Il settore al livello nazionale assicura il 13% della raccolta dei giochi. Percentuali doppie si registrano invece a Pisa e Savona (25%). Napoli a una spanna di distanza con il 24%, quindi Pistoia e Firenze (23 e 22%). agicos
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