
Da metà settembre pronte le prime 10.000 macchine
Ritardi di carattere burocratico, organizzazione della produzione, alcune delle aziende erano già in ferie, e reperimento di taluni componenti, queste le maggiori problematiche che hanno costretto i costruttori ad una vera e propria corsa contro il tempo per poter garantire una prima trance di nuove comma 6. Da settembre in poi, conferma ACMI, le aziende saranno in grado di garantire una produzione media mensile di circa 20.000 unità che potrebbe consentire una dismissione mensile del 20% delle circa 100.000 macchine contestate. La dismissione programmata degli apparecchi rappresenta, al momento, l'unica strada percorribile per evitare il definitivo collasso dell'automatico italiano. Il ritiro immediato di tutti gli apparecchi interessati dal provvedimento provocherebbe, a catena, gravissime conseguenze: licenziamenti e cassa integrazione per centinai di lavoratori, mancata raccolta erariale per lo stato, occupazione degli spazi lasciati liberi da parte della criminalità e del gioco illecito. ACMI, ribadendo il proprio appoggio ai gestori, l'anello della filiera maggiormente colpito dagli accadimenti delle ultime settimane, conferma che vigilerà con la massima attenzione per evitare ogni forma di speculazione commerciale.
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